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CHIUSA PESIO
LA VALLE PESIO NELLA RESISTENZA
Il municipio ha sede nell'antico Palazzo dei Marchesi di Ceva, che risale alla fine del '400; torre quadrata ed
ex-palazzo comunale appartenente al comune dal 1600; portico per il commercio e per il rifugio dei "pellegrini" (pelerin) ricostruito nell'800; resti di fortificazione quattrocentesca (recinto); antica vetreria autorizzata da Carlo Emanuele III di Savoia, rimasta attiva sino a metà dell'800. Di fronte al centro abitato, verso levante, ruderi del Castello di Mirabello, eretto dai Marchesi di Ceva nel 1500, su antiche fortificazioni mediovali. Al termine di un viale alberato, a lato del paese, sorge il Castello di Monbrisone, edificio in stile neoclassico risalente al 1840 recentemente ristrotturato.
Come in tutte le valli alpine anche qui si costituirono nuclei di Partigiani che vi giunsero all’indomani della proclamazione della resa dell’8 settembre 1943.
In quest’area operarono formazioni di ex militari e di repubblicani di antica militanza, guidati militarmente dal capitano degli alpini Piero Costa. Nel ’44 vi giunsero altri personaggi prestigiosi della Resistenza e dell’antifascismo quali Dino Giacosa ed Aldo Sacchetti, che nel settembre dell’anno precedente erano stati tra i fondatori, a Madonna del Colletto di Valdieri, del primo nucleo di “Italia Libera”. Anche Aldo Viglione, futuro presidente della Regione Piemonte, fu comandante di brigate partigiane operanti nella zona.
Le formazione “R” (così vennero chiamate le bande di queste valli) si distinsero, oltre che per la propria autonomia politica, anche per alcuni colpi inflitti alle truppe nazi-fasciste nel Monregalese e per un costante rapporto costruttivo con la popolazione locale: erano infatti molti i giovani di Chiusa Pesio che ne facevano parte (un centinaio) ed i patimenti dei residenti furono minori che nei centri vicini, pur dovendo anche di registrare 17 civili caduti o dispersi. Il sacrario che sorge alla Certosa di Pesio ricorda il sacrificio di quegli anni e si erge a monito “odio ci uccise/ci fa rivivere amore”.
[ Foto Davide Dutto ]
 

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